13 dicembre 2007

Ecco perché mi vergogno di essere italiano...

Come mai ogni volta che si riesce a fare qualcosa di logico, sensato e potenzialmente corretto, i nostri dipendenti al governo riescono sempre a mettercelo nel c***???

Già sto strano di mio perché ormai sono due governi che mi sento preso in giro (prima ero ancora troppo piccolo per rendermene conto), poi fanno certe uscite... c'è da farli fuori tutti! Siamo la burla del resto del mondo! Pure il Mali ormai ride dell'Italia e soprattutto degli italiani? Possibile che non riusciamo a farla sta ca**o di guerra civile?

Cmq, bando alle ciance, traggo dal Corriere la cosa che mi ha fatto infuriare stamattina:

La riforma aveva già avuto l'ok di Palazzo Madama
E alla fine la Camera tagliò i tagli
I deputati sopprimono il tetto agli «stipendi d'oro» dei manager pubblici

Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Eppure, dopo tante retromarce nella sbandierata moralizzazione avviata solo per placare l'indignazione popolare, pareva che almeno questo principio fosse acquisito: chi lavora per la sfera pubblica (dai ministeri alle Regioni, dalle aziende di Stato alle municipalizzate) non deve avere buste paga, liquidazioni e pensioni troppo alte. Per mille motivi. Perché le nomine sono spesso dovute non alle capacità professionali ma alle amicizie giuste. Perché in cambio di certi appannaggi non viene chiesta talora efficienza ma piuttosto «gentilezze» al partito di riferimento. Perché nel mondo privato, tirato in ballo a sproposito, chi guadagna molti soldi deve anche render conto agli azionisti del proprio operato (nei Paesi seri) e non mangia contemporaneamente a due greppie: i contratti deluxe del libero mercato e le sicurezze del sistema pubblico.

Ed ecco che Palazzo Madama aveva approvato, all'articolo 144 della Finanziaria, le seguenti regole: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (...) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioè 275 mila euro l'anno. Chiaro? Chiarissimo: il limite valeva per tutti (tutti) gli stipendi pagati con soldi pubblici. Compresi «i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, i presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, i dirigenti». E se per trattenere Fiorello o strappare Gerry Scotti a Mediaset la Rai fosse costretta a offrire più della concorrenza? Previsto anche questo: «Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d'opera» se si tratta di «una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato in condizioni dì effettiva concorrenza». E se invece si trattasse di strappare alla concorrenza non un cantante ma un grande manager che sul libero mercato potrebbe guadagnare tre, quattro o cinque volte di più? Anche queste eccezioni erano previste. Come eccezioni, però. Le nuove regole infatti, diceva l'articolo 144, «non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo non superiore a tre anni». Di più: dovevano ottenere la firma del capo del governo e rientrare «nel limite massimo di 25 unità. Corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità». Riassumendo: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato (quindi niente pensioni d'oro e niente liquidazioni stratosferiche) potevano guadagnare più di 275 mila euro l'anno. Tutti gli altri, sotto. E guai a chi faceva il furbo perché ogni contratto doveva d'ora in avanti essere trasparente. Di più: «In caso di violazione, l'amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare eccedente la cifra consentita».

Non bastasse, l'articolo fortissimamente voluto soprattutto da Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del libro «I costi della democrazia», metteva un altro candelotto sotto i privilegi di certi boiardi di Stato: il divieto del cumulo di poltrone, a meno che non accompagnato da una robusta decurtazione delle prebende. Insomma: una piccola grande rivoluzione. Che per la prima volta cercava di mettere ordine in un sistema che negli ultimi anni aveva lasciato i cittadini basiti davanti a casi clamorosi. Come quello di Giancarlo Cimoli, che guadagnava alle Ferrovie circa 1,5 milioni di euro l'anno e se ne andò, per andare a guadagnarne 2,7 all'Alitalia, con una liquidazione per «raggiungimento risultati » (il pareggio) di 6,7 milioni. O del suo successore Elio Catania, che per un paio di anni alle Ferrovie (lasciate con un buco di 2 miliardi e 155 milioni) incassò una buonuscita di 7 milioni. O ancora quello di Massimo Sarmi che alle Poste prende un milione e mezzo di euro l'anno cumulando le buste paga da amministratore delegato e di direttore generale. Per non dire di certi arbitrati, compensati con parcelle da capogiro. Tre per tutte? Quella spartita (in tre) dal collegio guidato dall'ex presidente del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia (1,4 milioni), quella finita al collegio presieduto dall'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo (1,3 milioni per due verdetti), quella incassata dal collegio pilotato da Marcello Arredi, capo del dipartimento Infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e presidente nel 2006 di un collegio incaricato di regolare una controversia fra l'Anas e l'Impregilo: 1,2 milioni. Soldi in più, oltre lo stipendio. Potevano i potentissimi Grand Commis accettare una sforbiciata del genere? No. E così, subito dopo l'approvazione in Senato, talpe sapienti hanno cominciato a rosicchiare l'articolo 144, a partire dai trattamenti alla Banca d'Italia, comma per comma, riga per riga. Risultato: la Commissione Bilancio della Camera, tra le proteste di una pattuglia di indignati guidata da Villone, ha praticamente fatto saltare tutti, ma proprio tutti, i punti centrali. E a meno che non intervenga il governo, tutto continuerà come prima. Anzi, peggio. Perché il messaggio all'opinione pubblica, dopo tante promesse, è uno solo: marameo.

Lo stesso marameo che, dalle bianche spiagge di Bali, lanciano agli italiani i componenti della affollatissima delegazione italiana al vertice mondiale sul clima: 52 persone. Dicono Alfonso Pecoraro Scanio e il suo staff che altre delegazioni sono ancora più numerose. E che l'altra volta, a Montreal, l'allora ministro Altero Matteoli si portò perfino due agenti di scorta. Sarà. Ma ci restano alcune curiosità: come mai, nel mucchio, oltre a tre rappresentanti del Comune di Milano, due della Regione Lazio, un assessore della Toscana e l'assessore all'Ambiente della Campania Luigi Nocera, riemerso per l'occasione dai cumuli di immondizia napoletana, ci sono solo due sindacalisti della Cgil e della Uil e nessuno della Cisl? Possibile che nessuno della Cisl, con una collana di orchidee al collo, avesse da dire qualcosa sul pianeta?

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

Roboviolinista

Attenti a voi...

... per la serie "non c'è più religione"...

... il talento artistico dei robot sta arrivando: Toyota presenta il primo roboviolinista del mondo!
The new personal robot is a part of Toyota’s Global Vision 2020. The 152-centimeters (5-foot) tall two-legged robot is capable of playing violin. It makes use of its mechanical fingers to push the strings and plays the bow with its other arm. It touts 17 movable joints that endow it with the capability to conduct domestic duties and assist in nursing. The violin-playing robot responds to voice commands and boasts of advanced face recognition.
Potete anche vederlo (e sentirlo) in questo video:


Fonte: BornRich

10 dicembre 2007

A MORTE TRENITALIA

Che bello, abbiamo prenotato i biglietti per Innsbruck... e pure con lo sconto!!!

Se non fosse che il bigliettaio si è sbagliato e ci ha fatto andata e ritorno nello stesso giorno e non con due giorni di differenza... dovremmo arrivare a Innsbruck alle 10.30 per essere ripartiti alle 9.30 della stessa mattina, e sembra un po' difficile da fare (oltre che grammaticalmente strambo)...

Purtroppo non ci siamo accorti subito dell'errore e 2 ore e 15 minuti dopo aver fatto il biglietto eravamo allo sportello della biglietteria. Nulla, biglietto da buttare e altre 58 euro da pagare perché il biglietto può essere cambiato solo entro 2 ore (anche se è una prenotazione per un treno che parte tra 2 settimane!!!).
Vi sembra normale che il servizio di trasporti pubblici (che grazie al furbo Presidente del Consiglio non è più pubblico ed è gestito da cani) sia così ladro??? Posso capire che il biglietto con prenotazione non sia rimborsabile se uno perde il treno o lo vuole cambiare il giorno della partenza, ma almeno 24 ore per chi prenota con largo anticipo potrebbero considerarle!
E in ogni caso, anche non rimborsando la quota relativa alla prenotazione, mi sembra doveroso rimborsare almeno il costo della tratta che non potrà essere percorsa. E' come se riportiamo al negozio un vestito nuovo e si tengono il capo che riportiamo, senza però sostituirlo/rimborsarlo! Il diritto di recesso dura 15 giorni... perché lo legge non è uguale per i biglietti del treno inutilizzabili?



Adesso sono parecchio incazzato per questa cosa, un po' con me che non ho controllato subito i biglietti, un po' con la biglietteria che ha sbagliato il biglietto e con quella che non lo ha cambiato e molto con trenitalia che pensa solo a rubarci più soldi che può...
Voglio solo rilassarmi un po', vi lascio un simpatico video... riconoscete la canzone?

06 dicembre 2007

MiniBo...

...a quattro passi da casa.


...alla stazione.




...a Bressanone (duqnue MiniBrixen).


...al Circo dei Saltimbanchi al Lido Bello di Porto Potenza Picena (MC)

04 dicembre 2007

Qualche mito da sfatare

Qualche mito da sfatare
di Matteo Moro

Avevo quasi rinunciato a spiegare alla gente i vantaggi del software libero: mi ero quasi assuefatto ai pomposi discorsi aziendali (=di aziende che non sanno neanche cosa sia il software libero) sul fatto che sotto Linux la nostra stampante non funzionerà, sul fatto che gli utenti sanno usare Windows, sanno usare Office e su altre minchiate di questo genere. Poi ho letto un articolo del buon Gigi Cogo e hanno iniziato a prudermi le mani… La prima reazione è stata quella di ignorare la cosa e salvarmi l’articolo per rileggerlo a mente fredda. L’ho riletto e mi sono ripromesso di evitare le polemiche inutili. Poi però mi sono detto “eh no, cazzo, le cose bisogna dirle come stanno“.

Partirò da un paio di presupposti, un po’ esagerati ma che rendono l’idea di quale sia la situazione:

  1. L’utente medio NON SA USARE nessun sistema operativo. Ci sono problemi nello spostare un file da una cartella a un’altra, nel distinguere la password di sistema da quella di un applicativo, nel comprendere il significato del tasto Caps-Lock (con conseguente elezione a “mago dei computer” di chiunque lo prema nel momento giusto quando la password “non funziona più”), anche solo nel rendersi conto di quale sia la cartella nella quale si sta salvando un documento. Parlo di persone che sono perfettamente in grado di svolgere compiti molto più complessi, come guidare un’automobile o districarsi in un processo di fatturazione.
  2. Lo stesso utente medio NON SA USARE nessun software di office-automation. Per formattare un testo si utilizzano spazi o, nel caso migliore, tabulazioni. L’allineamento è un’entità sconosciuta. Una semplice formula in un foglio di calcolo (anche una somma, mica ricerche complesse) sono qualcosa di incredibile.
  3. Sempre lo stesso utente medio NON SA USARE nessun client di posta elettronica. E’ tuttora un mistero il fatto che la posta possa essere organizzata in cartelle. Scaricare e salvare un allegato è spesso un’impresa titanica, per non parlare dello scrivere un’email che sia leggibile dal destinatario senza rischiare conati di vomito. Della possibilità di gestire filtri per organizzare la posta in arrivo in maniera semi-automatica non voglio neanche parlare.

Ai tre punti precedenti, mi sento di aggiungere che buona parte (per non dire la maggior parte) del personale IT ha competenze che superano di poco quelle degli utenti. Dalle mie esperienze degli ultimi anni, mi sento di dire che la situazione in cui un PC arriva nelle mani dell’utente è disastrosa. Accesso come Administrator (si, perchè se non sei administrator o equivalente un sacco di ottimo software gestionale, pagato a peso d’oro, non prova neanche a funzionare), sistema configurato così come esce dai negozi (pieno di software inutile e pesantissimo, millemila effetti grafici di dubbio gusto, servizi inutili attivi di default), software in versione demo perchè “tanto era già lì”, nessuna formazione agli utenti sull’utilizzo almeno dei software più comuni. L’idea comune secondo la quale Windows è facile” è una colossale cazzata messa in piedi dal marketing, non ha nulla a che fare con la realtà: è bene metterselo in testa.

E’ in questo genere di situazioni che sistemi come Windows danno il meglio di sè. La fama è quella del “sistema di merda“, quindi se qualcosa non funziona si può sempre dare la colpa a Bill Gates o al produttore di un certo gestionale che mi ha obbligato a configurare il sistema in un certo modo. La verità è un’altra: prendere decisioni su grossi insiemi di hardware e software è difficile, e richiede conoscenze maggiori di quelle che la maggior parte dei dipartimenti IT possiede. Prendere decisioni implica anche il fatto di assumersi responsabilità, ed è risaputo quanto sia facile, specie in ambito aziendale, dare la colpa all’IT quando le cose non funzionano. Non importa se i problemi stanno da altre parti, dare la colpa all’informatico, o presunto tale, di turno è la via più comoda e credibile.

La cosa importante per i dipartimenti IT, a questo punto, diventa avere qualcuno su cui scaricare le colpe. Il fatto che le cose funzionino bene o male diventa secondario. L’uso di software libero in azienda presuppone dunque diverse difficoltà, tutte per il settore IT:

  1. Ci vuole competenza. In realtà ci vorrebbe anche utilizzando software non libero, ma in quest’ultimo caso è più semplice mascherare l’incompetenza dietro a un “riavvia” che spesso risolve ogni misterioso malfunzionamento senza essere costretti a capire quello che succede.
  2. Ci vogliono palle d’acciaio, per evitare che vadano in mille pezzi ad ogni discussione con fornitori di hardware e software che non hanno idea di cosa sia ODBC o se il loro prodotto sia o meno funzionante con Linux. No, Linux non è RHEL o SLES con i loro moduli proprietari: Linux è quello che trovo su kernel.org, e prima di comprare una periferica voglio sapere se sia supportata nativamente o meno. Una volta trovati i fornitori giusti, però, la strada è in discesa.

A queste, se ne aggiungono altre che non sempre sono superabili: la prima è la migrazione da un sistema esistente. Avere anni di dati salvati in formati proprietari può rendere impossibile una migrazione. Una migrazione in genere, non una migrazione a Linux: il problema sta nei formati di merda che stiamo utilizzando, ma spiegarlo all’azienda è un problema dell’IT. Va detto che migrare da un sistema ad un altro è SEMPRE problematico, non dipende dal fatto che il sistema verso cui si migra sia Windows, Linux o Cazzabubbola-OS. E’ il passaggio in sè che è sempre difficile e questo va ficcato bene in testa a chi sostiene che sia Linux ad essere difficile da usare/gestire. No! Il difficile è il passaggio, a qualunque sistema tu decida di passare!

Sono consapevole del fatto che questo discorso potrebbe diventare eterno, ma per oggi mi fermo qui. I commenti, a patto che le mani siano guidate da cervelli in buone condizioni, sono sempre qua sotto.