15 novembre 2007

E l'Italia perde anche il treno per Android

Una visita sul blog di Mirco mi ha ricordato che la nostra cara Italia è stata esclusa dal concorso lanciato da Google per sviluppare applicazioni per la sua nuova piattaforma per dispositivi portatili Android: ci sono in palio 10 milioni di dollari, che andranno agli sviluppatori che creeranno le applicazioni più interessanti.

Il concorso è valido per gli sviluppatori di tutto il mondo, tranne poche eccezioni:

"The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions."


In altre parole vengono esclusi dalla competizione tutti i paesi che sono nei guai con gli USA (Cuba, Iran, Iraq...) e in più vengono esclusi la provincia canadese del Quebec e l'Italia a causa di "restrizioni locali".

Sembra che tali problemi siano causati dalla burocrazia eccessivamente farraginosa e dai regolamenti inutilmente complicati: infatti da noi ci sono infatti norme che in tempi di Internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali.

Per prima cosa, occorre depositare una somma di garanzia in anticipo per coprire l'intero valore del concorso: quindi Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia.

Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un'associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare infiniti moduli per fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.

Qui si possono trovare ulteriori dettagli.

Come sempre queste notizie stimolano amare riflessioni sul futuro che ci aspetta qui in Italia. Se le più grandi multinazionali informatiche non vogliono nemmeno bandire un concorso in Italia, quanto è (im)probabile l'apertura di un centro di ricerca e sviluppo nel Belpaese?

E chissà se un fenomeno tipico del meridione tra poco non diventerà nazionale, data questa assenza cronica di opportunità nel mercato del lavoro nazionale.

Tratto da: irick blog, scritto da: maelstrom

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