14 maggio 2007

La stazione

"Il disastro di ieri alla ferrovia - l'aberrazione di un macchinista", titola il quotidiano bolognese "Il Resto del Carlino" del 21 luglio 1893. Nell'articolo si legge:
Poco prima delle 5 pomeridiane di ieri, l'Ufficio Telegrafico della stazione (di Bologna, ndr) riceveva dalla stazione di Poggio Renatico un dispaccio urgentissimo (ore 4,45) annunziante che la locomotiva del treno merci 1343 era in fuga da Poggio verso Bologna. Lo stesso dispaccio era stato comunicato a tutte le stazioni della linea, perché venissero prese le disposizioni opportune per mettere la locomotiva fuggente in binari sgombri dandole libero il passo in modo da evitare urti, scontri o disgrazie. [...] Capo stazione, ingegneri e personale del movimento furono sossopra e chi diede ordini, chi si lanciò lungo la linea verso il bivio incontro alla locomotiva che stava per giungere. Non si sapeva ancora se la macchina in fuga era scortata da qualcuno del personale; e solo i telegrammi successivi delle stazioni di San Pietro in Casale e Castelmaggiore, che annunziavano il fulmineo passaggio della locomotiva, potevano constatare che su di essi stava un macchinista e un fuochista. Ma la corsa continuava e la preoccupazione alla ferrovia cresceva [...]
e prosegue
Alle 5,10 [la locomotiva] entrava dal bivio e passava davanti allo scalo, fischiando disperatamente, con una velocità superiore ai 50 km. Sulla macchina c'era un uomo che, invece di dare il freno, cercare di fermare, metteva carbone.... Era un uomo che correva, che voleva correre alla morte! Il personale lungo la linea agitando le braccia, gridando, gli faceva cenno di fermare, di dare il freno; taluno gli urlò di gettarsi a terra, ma egli rimaneva imperterrito nella locomotiva. Un esperto macchinista, il Mazzoni, che era lungo la linea e lo vedeva correre incontro a morte sicura, gli gridò: "buttati a terra!"; ma il giovanotto - che giovane era lo sciagurato - dalla banchina a lato della piazza tubolare della caldaia tenendosi alla maniglia di ottone, si portò sul davanti della locomotiva sotto il fanale di fronte, attaccato sempre alla maniglia e colla schiena verso la stazione dov'era il pericolo.
Questa storia è stata ripresa da Guccini nella famosa "La locomotiva", che ci racconta come è andata a finire:
La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta...
con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava...

La stazione di Bologna ne ha viste di tutti i colori. Treni lanciati lungo binari morti, guerre, deportazioni, attentati, i continui ritardi di quei deprimenti trabiccoli che spacciano per treni, migliaia di studenti e viaggiatori con le loro storie e le loro vite...
Ogni volta che passo sul ponte che attraversa i binari per andare a casa mi avvolge una strana inquietudine, come se la ferrovia raccontasse la sua storia, ma solo la parte più malinconica di quella storia.

L'altro giorno passavo con la macchinetta fotografica e nel giro di un attimo ho congelato quella sensazione. Ve la mostro, vorrei sapere se a voi trasmette qualcosa.

2 commenti:

manuela ha detto...

trasmette
tristezza,malinconia,solitudine, freddezza....nn sono sicuramente delle belle sensazioni xò avrà il suo fascino anch'essa....

Dott. Marcello Seri ha detto...

^^ sono contento, perché se trasmette qualcosa vuol dire che, anche con tutti i suoi difetti, non è stato uno scatto vuoto e fine a se stesso ^^

Grazie